11/09/2014 Puntiamo sui buoni pasto per rilanciare i consumi

Convegno promosso da Anseb, Fipe, Confcommercio, Cittadinanzattiva, Adiconsum, Adoc, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Cgil, Cisl, Uil per mettere in luce l’impatto economico positivo dell’aumento del valore esentasse dei buoni pasto.

Il buono pasto è anche meglio degli 80 euro in busta paga. Con questo incipit sull’effetto macroeconomico dell’aumento del valore esentasse dei buoni pasto ha preso il via il convegno che si è svolto a Roma lo scorso 10 settembre 2014 presso la sala Aldo Moro di Montecitorio.

La ricerca del Prof. Carnevale Maffè, presentata all’avvio dei lavori, ha evidenziato una realtà di grandi potenzialità per quanto riguarda il settore dei buoni pasto: puntare sull’aumento del loro campo di applicazione è una strategia concreta per rilanciare i consumi.

“Questa ricerca – ha affermato Franco Tumino, presidente di Anseb, l’associazione degli emettitori buoni pasto aderente a Fipe-Confcommercio  – vuole dimostrare numeri alla mano come un’iniziativa a cui nessuno pone attenzione possa avere un impatto apprezzabile sia dal punto di vista microeconomico che macroeconomico. Quando si parla di buoni pasto l’argomento viene sottovalutato, perché si pensa solo al valore facciale unitario che mediamente è di 5 euro. Non si considera mai che il valore totale del mercato è di 2,7 miliardi e che per ogni euro di aumento della soglia di deducibilità si genera un aumento strutturale del Pil fino allo 0,1%. La battaglia che stiamo portando avanti assieme agli esercenti e ai consumatori è a beneficio di tutto il sistema paese».

Numerosi gli esponenti del Governo intervenuti all’incontro, dal Sottosegretario al Ministero dell’Economia on. Pierpaolo Baretta al Vice Ministro Trasporti e Infrastrutture, sen. Riccardo Nencini. Ha portato inoltre il punto di vista del Ministero del Lavoro il dr. Bruno Busacca, capo della segreteria. Un segnale importante verso un tema che merita attenzione, come sottolineato anche dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil: nell’attuale fase deflattiva, i buoni pasto rappresentano un esempio virtuoso di come il fisco possa intervenire in modo selettivo per sostenere i redditi del mondo del lavoro e i consumi interni del Paese.

L’importanza di quest’azione di adeguamento del valore esentasse del buono pasto risulta ancor più evidente se confrontata con gli altri Paesi europei, come ha sottolineato l’on. Marco Causi, capogruppo Pd in commissione Finanze della Camera dei Deputati. In Francia la soglia è di 7 euro, in Spagna addirittura 9. Il prossimo passo sarà quello di valutare le cifre di copertura per tale operazione, che deve risultare complementare a quelle più generali di riduzione del cuneo fiscale.

In conclusione, il Direttore Generale di Confcommercio, dr. Francesco Rivolta, ha riassunto la proposta più generale per dare forma ad un Fisco in grado di coniugare esigenze finanziarie dello Stato, capacità di tenuta del contribuente ed equità del carico tributario. Per ottenere questo risultato bisogna procedere con rigore nella revisione della spesa pubblica restituendo a imprese e lavoratori i risparmi ottenuti e riducendo così il carico fiscale. Quello dei buoni pasto è un esempio tangibile ed efficace di questa strategia.

Per maggiori informazioni consultare il sito Anseb