02/07/2015 TAVOLA PUBBLICA SOTTO I RIFLETTORI

Mentre si discute di nuove leggi per regolamentare il sistema degli appalti pubblici nella ristorazione collettiva, un convegno a Milano ha affrontato questo tema che interessa molto da vicino la vita della nostra Cooperativa

Il sistema che regola la definizione e la assegnazione delle gare di appalto per i servizi di ristorazione pubblica va ripensato: i meccanismi che tuttora lo guidano nascondono infatti numerosi punti bui che penalizzano non solo le imprese, ma anche gli utenti finali.
Di questo tema se ne è parlato l’11 giugno nella CIR Vip Lounge a Expo, durante un interessante momento di confronto sul tema ‘Tavola Pubblica: come si comprano i servizi di ristorazione in Italia’. 

Durante il workshop sono emerse numerose idee e proposte di miglioramento del meccanismo delle gare per la gestione delle mense pubbliche, che sono ormai diventate il simbolo della complessità indecifrabile della macchina burocratica degli appalti in Italia.
 
L’appuntamento è stato moderato dal giornalista Luca Telese, che nella sua introduzione ha sottolineato i difetti e le criticità che si nascondono fra le pieghe di questo sistema. Per citarne alcune, il pericolo di infiltrazioni malavitose, il rischio di non riuscire a fornire un servizio qualitativamente adeguato e con continuità nel tempo, la generazione di sprechi di risorse pubbliche nella predisposizione di gare che spesso finiscono deserte per l’eccessiva complessità dei bandi. 

Nell’aprire i lavori del convegno, il Direttore Commerciale e Marketing CIR food, Giuliano Gallini, ha sottolineato il problema del massimo ribasso, con bandi di gara che premiano il prezzo più basso, richiedendo al contempo una ampia gamma di servizi e elevati standard qualitativi alle imprese. Questo meccanismo – spiega Gallini – è una  ‘autostrada all’illegalità’, perché non sostenibile economicamente se non da quelle aziende che operano al di fuori delle regole. Come intervenire dunque per un cambiamento efficace del sistema degli appalti italiani? La proposta di Gallini è articolata in tre passaggi
Innanzitutto, definire criteri e requisiti qualitativi e oggettivi per l’ammissione delle imprese alle gare, come ad esempio il fatturato realizzato nel settore oggetto del bando, requisiti soggettivi come la quantità e la qualità delle risorse umane impegnate e gli investimenti in tecnologia e innovazione, l’etica professionale e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Inoltre, bisogna superare l’antagonismo tra PA e aziende promuovendo il dialogo, la collaborazione in corso d’opera, come accade in Europa con il modello del “collaborative procurement”. Infine, è il momento di rinunciare al massimo ribasso e fare gare che premiano la qualità del servizio. 

Entrando nel vivo degli aspetti normativi, l’Avvocato Eugenio Dalli Cardillo, specializzato in contrattualistica pubblica e appalti, ha fatto notare come la ristorazione sia ancora parzialmente esclusa dal codice degli appalti. In tal senso, bisognerebbe indicare soglie massime di prezzo e di qualità nelle gare di ristorazione collettiva. Ancor più efficace, sarebbe una presa di posizione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione con linee guida dedicate alla ristorazione collettiva. In alternativa si potrebbe valutare l’eliminazione della variabile del prezzo a favore della qualità, come accade in Inghilterra. Dalli Cardillo ha inoltre evidenziato la minaccia derivante dalle gare al massimo ribasso che favoriscono comportamenti illeciti.

Nel corso della tavola rotonda, anche il Consigliere di Stato e Commissario ANAC Michele Corradino ha evidenziato le criticità legate al massimo ribasso, che rappresenta un male per il sistema. Per servizi a valore aggiungo come quelli legati alla ristorazione collettiva (che presentano importanti ricadute anche in termini sociali) è fondamentale che la normativa sugli appalti richieda una effettiva gara che premi la qualità. Proseguendo nel suo intervento ha sottolineato come la legge di recepimento delle nuove direttive comunitarie sia un’occasione storica per il Paese. Non si tratta di una semplice riforma, è un vero e proprio cambio di mentalità: la vera legge anticorruzione è la nuova normativa sugli appalti, dove la parola d’ordine è semplificare. Ciò che oggi rende difficile il lavoro delle aziende è un codice appalti che contiene un migliaio di norme, modificate all’infinito. Per Corradino in Italia siamo sempre stati abituati ad aumentare il livello normativo rispetto alle direttive comunitarie. Oggi invece abbiamo l’opportunità di ottenere un codice appalti composto da meno norme, ma più chiare, proprio come accade in Inghilterra. 

All’incontro hanno preso parte anche gli Avvocati Arturo Cancrini, Avvocato del Libero Foro e Docente universitario Tor Vergata, Roma, e Alessandro Botto, Avvocato del Libero Foro e Docente universitario Luiss, Roma.
Se Cancrini ha ricordato le peculiarità delle gare di ristorazione collettiva, non ascrivibili ad una eccessiva generalizzazione degli appalti, Botto ha sottolineato in modo chiaro che non si può “spazzare via tutto per eliminare la patologia”. Di certo la strategia dev’essere improntata a ripristinare la fiducia degli attori coinvolti in queste dinamiche, ovvero istituzioni e imprese. Nel contesto italiano l’ANAC riveste un ruolo strategico nel regolamentare il settore degli appalti pubblici. L’auspicio di Cancrini e Botto è che intervenga in modo non censorio ma propositivo nei confronti delle stazioni appaltanti, per aiutarle a fare scelte che in autonomia non sarebbero in grado di sostenere.

A conclusione dell’incontro, la Presidente di CIR food, Chiara Nasi, ha lanciato una provocazione. Più che una rivoluzione normativa – ha evidenziato – serve una rivoluzione culturale nel settore degli appalti pubblici di ristorazione collettiva. Bisogna ripartire dalle persone e dall’etica di questo lavoro, che impone di mettersi a disposizione della comunità senza anteporre gli interessi personali.