15/11/2012 Focus Ristorazione Collettiva: gli effetti dell'art. 62 sul settore

Mercoledì 24 ottobre è entrata in vigore la normativa che disciplina i contratti agroalimentari. Le nuove regole prevedono l’obbligo del contratto di vendita in forma scritta per le cessioni di prodotti agricoli e alimentari (articolo 62 del decreto liberalizzazioni) e termini molto stringenti per i pagamenti, che decorrono dall'ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura.

Di questa legge ciò che coinvolge maggiormente il settore della ristorazione collettiva riguarda i tempi di pagamento con multe pesantissime per le imprese che non pagheranno entro 30 gg per le derrate deteriorabili, 60 gg per quelle non deteriorabili o sfuse.

E la reazione non si è fatta attendere. Legacoop Servizi lancia l’allarme: “In questa situazione  - denuncia l’associazione - il rischio è evidente: l’obbligo di far fronte ai propri fornitori senza ricevere i pagamenti dovuti dai clienti porterà inevitabilmente ad un cash flow negativo, ossia ad uno scompenso nel flusso di cassa, che non può essere in alcun modo compensato dalle cooperative del settore, trattandosi di imprese ad alta intensità di lavoro dove la restante parte dei pagamenti riguarda stipendi e contributi dei lavoratori”.

Angem, Associazione Nazionale della Ristorazione Collettiva e Servizi Vari, ha immediatamente inviato un comunicato in cui il Presidente Ilario Perotto dichiara:
“Se non cambieranno alcuni contesti le imprese di ristorazione collettiva si ritroveranno a dover chiedere l’elemosina. L’applicazione dell’art 62 influisce negativamente sul flusso di cassa, perché impone il pagamento delle derrate alimentari entro 30 giorni ad aziende che ricevono pagamenti con ritardi di oltre due anni.”

Camst ha calcolato che i nuovi termini di pagamento per i fornitori, stante che l'azienda continuerà a ricevere i saldi più o meno nei tempi attuali, avranno un costo finanziario di almeno 20 milioni di euro che inizieranno a farsi sentire dalla primavera prossima.
«Purtroppo i conti sono abbastanza semplici - spiega Paolo Zacchi, Direttore Amministrativo e Finanziario di Camst - visto che noi incassiamo in media a 180-200 giorni e oggi paghiamo i nostri fornitori, sempre in media, intorno ai 120 giorni. Scendere a una media di 75 per questi ultimi lasciando inalterati i tempi dei primi ci costerà una ventina di milioni di euro, per i quali ci dovremo finanziare in banca».*

Come tutte le altre aziende anche CIR food vedrà impatti preoccupanti dall’entrata in vigore di questa legge “L’articolo 62 – commenta Ivan Lusetti Presidente CIR food – ci impone di pagare tutti i fornitori di materie prime alimentari a 30 gg (deperibili) o a 60 gg (non deperibili) con delle complicazioni burocratiche ed amministrative incredibili: ad esempio potrebbe capitare che uno stesso fornitore anziché fare una sola fattura con un’unica scadenza ne presenti 3 diverse (1 per il deperibile, 1 per il non deperibile, 1 per il no food). Alla faccia della semplificazione burocratica.“

“Inoltre – continua Ivan Lusetti - nessuno ha tenuto conto che il settore della ristorazione collettiva risulta particolarmente penalizzato poiché è fornitore della PA la quale sappiamo che tempi di pagamento adotta. I nostri crediti ammontano a circa 60 milioni € di cui ¾ nei confronti della pubblica amministrazione. I ritardi medi che registriamo nei pagamenti sono di circa 240 giorni con punte massime anche di 2 anni. Noi però tutti i mesi, oltre che saldare i nostri fornitori, paghiamo gli stipendi ai nostri dipendenti, che sono la cosa più importante. CIR food ne conta 11.000, e non intendiamo certo ritardare nemmeno di un giorno. In termini economici la perdita di liquidità per CIR food ammonta a circa 15 milioni di euro. Per fortuna, grazie alla sua solidità, riuscirà a sopperire allo scompenso di cassa senza pesare sull’occupazione. Molte altre piccole imprese e cooperative del settore avranno senz’altro maggiori difficoltà.”

Il problema vero – conclude il Presidente CIR food - è che l’intero settore della ristorazione collettiva, sebbene in termini di occupazione valga quattro volte la FIAT con più di 100.000 dipendenti, non è preso in considerazione e anche in tutta questa vicenda è rimasto inascoltato. Speriamo cambi qualcosa con l’entrata in vigore del decreto che regolamenta i pagamenti delle PA, recependo una direttiva europea dello scorso anno“.

*Fonte: Ilsole 24ore.com, articolo di Giorgio Costa del 19 ottobre

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